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domenica 18 novembre 2012

Piña colada dessert


La piña colada è un cocktail che basta assaggiarne un sorso per sentirsi piacevolmente inebbriati, a fantasticare di godersi il tramonto su una lunga, bianca spiaggia caraibica. E’ composto da ananas frullato, batida de cocco e rum. A me piace talmente tanto che ho voluto persino la mia torta nuziale con questi gusti!
 
 

Oggi vi propongo un dessert freschissimo con questi tre sapori e vi suggerirò due maniere per farlo: una con del gelato ed una con una salsa. La base di questo dolce è un biscotto al cocco, di quelli buonissimi, leggeri, senza farina, senza grassi, solo cocco, che sfornano anche sulle bancarelle della fiera europea sul pubblico passeggio. Un dolce adatto anche le persone che soffrono di celiachia. Utilizzerete la ricetta del biscotto al cocco in infiniti modi: nel latte del mattino, come dopo pasto e come consolazione, a vostra discrezione; il vostro unico problema sarà smettere di mangiarne. Il cocco piace a tutti! In questo caso suggerisco di creare i biscotti a dimensione di una pallina di gelato, in modo che si possa comporre armoniosamente l’insieme, ma per altri scopi potete farne palline piccole come praline e metterle, una volta cotte, in pirottini di carta, come le vere praline di pasticceria: offritele per un tè per avere una presentazione curata. Potete comprare i pirottini anche al supermercato oppure fare gli occhi dolci al vostro pasticcere.

Ingredienti per i biscotti al cocco

250 gr di farina di cocco
180 gr di zucchero
5 cucchiai fecola di patate

3 uova

Preparazione:

Montate con una frusta le uova intere e lo zucchero. Mescolate fino ad ottenere una crema chiara.

Quindi unite la farina di cocco e mescolate. Il composto dovrebbe essere ancora troppo bagnato, perciò aggiungete circa cinque cucchiai di fecola di patate, o comunque una quantità sufficiente perché risulti un amalgama ancora umido ma lavorabile.

Formate delle palline del diametro di circa cinque centimetri, sistematele sulla placca del forno ricoperta di carta apposita e infornate 10’ a 170° avendo cura di lasciar raffreddare completamente a forno chiuso. Questo permette il formarsi della crosticina all’esterno ma di mantenere umido l’interno.
 
 

Variante A

Sistemate il biscotto un una ciotolina  e bagnatelo con quattro cucchiai di rum. A lato, o sopra, se vi sentite verticalisti, aggiungete una pallina del miglior gelato all’ananas che possiate recuperare. Potete spolverare con poca farina di cocco per presentare il dessert. Inutile dire che se possedete una gelatiera è meglio prodursi il gelato per conto proprio seguendo le indicazioni che sicuramente saranno comprese nel ricettario in dotazione con la vostra macchina. Io non la possiedo perchè sono sufficientemente in sovrappeso così.

Variante B

Mondate accuratamente un ananas avendo cura di non sceglierlo troppo acerbo. Riducetelo grossolanamente in pezzi e frullatelo assieme a quattro cucchiai rasi di zucchero di canna e due colmi di fecola o altro addensante. Per conferirgli un colore giallo più dignitoso, potete impiegare un colorante alimentare: si compra in tutti i supermercati.

Una volta frullato bene l’ananas, mettetelo a fuoco basso, rimestando di continuo perché non attacchi e non si formino grumi. Fatelo raffreddare completamente tenendolo in frigorifero. Prima di servire aggiungete alla crema di ananas circa quattro bicchierini di rum, o comunque la quantità di rum che trovate gradevole, assaggiando, a seconda dei gusti vostri e dei commensali.

Ora assemblate il dolce in questa maniera: sistemate un biscotto al cocco in una ciotolina, versatevi quattro bei cucchiai di salsa e spolverate con farina di cocco.



Buon appetito

Francesca

lunedì 29 ottobre 2012

Halloween tra amiche

Ieri sera le ragazze ed io ci siamo trovate a casa della carissima Sara e abbiamo festeggiato Halloween un po' in anticipo ma alla grandissima. La mia amica Sara è una ragazza all'apparenza dolcissima, ma forte e profonda come le radici di una quercia affondate nel terreno e io la stimo molto. Amica, ieri sei stata accogliente e disponibile, come sempre,  ed io mi sono divertita un mondo nella nostra atmosfera... spooky!

Non vi propongo alcuna ricetta, ma solo alcune idee se ne foste all'asciutto per mercoledì. Io festeggerò a casa e credo proprio che replicherò i wurstel mummificati nella pasta sfoglia che mio marito adora... anni e anni di sofisticazione culinaria e poi Lui vuole dei wurstel...
 

Abbiamo decorato la casa con tulle colorati, sagome in feltro, pipistrelli di plastica e mosche finte... disgustose! L'illuminazione era fornita da candele, candeline arancioni e viola, una fantastica zucca intagliata dal marito di Sara (pazzesca!!) e delle zucchette di plastica a pile che producevano luce intermittente. E poi sulla tavola un runner arancione, tovagliolini neri, arancio e viola... insomma una vera casa degli orrori!
 
 
 

Passiamo al succo... abbiamo mangiato bicchierini con sputo d'orco e fango (mousse di piselli all'origano e crema di zucca e curcuma),
 
fatto l'aperitivo con terrifici occhi di strega nel suo sangue (Sanbitter adeguatamente migliorato con cointreau e per decorare uva rosata riempita con olive da cocktail e lychees con mirtilli o ribes).


 
E poi ancora wurstel e pizzette avvolte nelle loro bende da mummie, fatti da Sara.
 

Il piatto forte era un risotto con zucca, porcini e taleggio... ma era così buono che non abbiamo fatto in tempo a documentarlo fotograficamente... seguito da palline di melma (ricotta e caprino con granella tostata di nocciole e rucola intera rotolate nel pesto).
 

Sui dolci mega divertimento. La padrona di casa ha fatto dei fantastici cupcake a forma di ragno e altri con marzapane e teschietti, inoltre dei bicchierini "camposanto" in cui dei vermi di gelatina uscivano da un budino e riso soffiato al cioccolato, che impressione! Elisa ha portato le ossa dei morti: biscotti burrosissimi con farina finissima di mais.
 
 
 


Per finire, sul sito di Martha Stewart ho trovato l'idea per abbellire un punch con mele intagliate e passate sotto il grill del forno... non fanno paura??
 

Buon appetito e buon Halloween

Francesca

venerdì 19 ottobre 2012

Souvenir d'été: composta di pesche e lavanda


Ieri dal fruttivendolo addocchio le ultimissime pesche dell'anno e ci volo sopra come un falco. Erano più di un chilo, mature e zuccherine: perfette per la marmellata. Poi non ho potuto fare a meno di metterci anche un po' di lavanda perchè a me la pesca piace così.
 
 

Il nome... Ho affibiato alla composta  un nome pomposo perchè sono in vena di francesismi e macarons e utilizzerò questa crema per farcirli per un tea party moooolto chic. Un ricordo dell'estate: una tiepida brezza porta l'aroma della lavanda mentre addento una pesca succosa...

Ed ora un po' di puntini sulle "i". La marmellata è d'agrumi. La confettura con tutta l'altra frutta (o, perchè no,  verdura). La composta ha un ridotta percentuale di zucchero e va consumata più rapidamente. Io ho in programma di finirla entro brevissimo perciò non l'ho nemmeno messa sotto vuoto e la conservo in frigorifero.

Mi sono molto divertita a creare un'etichetta ad hoc, vi piace?
 
 

Ingredienti:
1200g di pesche
500g di zucchero semolato
1 cucchiaino da tè colmo di fiori secchi di lavanda

 
Preparazione:
Mondate le pesche e riducetele a tocchetti. Unite in una pentola la frutta, lo zucchero ed i fiori. Fate bollire per un'ora mescolando spesso e lasciando senza coperchio.
Invasettate ed etichettate. Ovviamente per una conservazione più lunga e sicura occorre far ribollire i vasetti per creare il vuoto nel barattolo.

Buon appetito!

Francesca

sabato 4 agosto 2012

Dessert di pesche tabacchiere cioccolato e timo


Questa ricetta è una variante della tartara di ieri... niente paura! Non c'ho messo il tonno!!
Niente di nuovo: uno dei miei soliti bicchieri monoporzione da dessert, ma visto che a casa mia c'è la festa della pesca tabacchiera (comprate in quantità industriali) dovevo pur liberarmene in qualche modo!
Ho già pubblicato una ricetta per un crumble di pesche, lavanda e sale che rifaccio spesso, vi lascio qui il link, dategli un'occhiata.

Ingredienti per un commensale (moltiplicate secondo la vostra esigenza):
2 Macine del Mulino Bianco
4 cubetti di cioccolato al latte
una pesca tabacchiera
poco burro
un rametto di timo fresco
mezzo bicchierino di marsala ruby (che si abbina al cioccolato e perciò lo scegliamo)
succo di 1/2 arancia.


Preparazione:

In un tegame, sciogliete il burro insieme al timo. Ricordate di lasciare il rametto intero, ché poi andrà tolto. Saltate le pesche con il marsala e il succo d'arancia. Volendo potete dare una flambata.
In un bicchiere adeguatamente capiente mettete le macine sbriciolate, il cioccolato a pezzetti e le pesche calde, che lo scioglieranno. Diventa un tutt'uno godurioso.
Guarnite con timo e due bricioline di macina.


Buon appetito

Francesca

sabato 24 settembre 2011

Involtini di fichi, caprino e crudo

L'incertezza sulla mia sorte dovuta al famigerato bullone spaziale che alla fine è andato a schiantarsi nel bel mezzo del nulla, vale a dire in Canada, mi ha spinta, ieri sera, a concedermi una potenziale ultima cena. Come meta, ho pagato il mio dazio alla stagione: ovvero funghi alla Bellaria dopo Rivergaro. Ho mangiato quello che loro definiscono il quadris (?!) composto da porcini alla brace, porcini trifolati, porcini al forno e porcini impanati e fritti. Un poco troppo per chi, come me, sa di non avere più l'età... d'altra parte la filosofia della serata era chiara: data l'incertezza sul futuro si rischiava il tutto per tutto. Ovvero una lievissima intossicazioncina che, dalle tre di ieri notte, mi ha tenuta sveglia con dolori di stomaco e  mal di testa. E comunque i funghi erano così buoni che, tornassi indietro, sicuramente farei lo stesso.

Risultato: un sabato a basso profilo nel quale vi propongo una bella ricettina per un antipasto o un aperitivo. Godetevela anche per me: oggi riso in bianco!

La frutta ha un potenziale culinario sottovalutato. Credo che la considerazione più importante e meno ovvia sia riguardo la  sua acidità. Tutti sono in grado di comprenderne la dolcezza ed abbinarla, ma apprezzare la moderata acidità che possiamo trovare in un frutto e sfruttarla per completare la gamma di sapori in un piatto è un'operazione di più fine ingegneria culinaria.

Prima che sia troppo tardi e non ci siano più fichi, provate questo antipasto, veloce e sfiziosissimo:  rotolini di prosciutto crudo con un interno di fichi conditi ad insalata e formaggio caprino fresco. Qualche consiglio: al banco gastronomia richiedete che le vostre fette di prosciutto non siano affettate troppo sottili, anzi, un po' spesse sarà meglio poiché è indispensabile che le fette siano integre e non a brandelli per realizzare dei rotolini belli a vedersi. Procuratevi dei fichi maturi... c'è sempre un conoscente con una pianta di fichi in giardino! Per condire la frutta ho usato un olio extravergine della riva veronese del Garda: è gentile e rispetta la delicatezza dei fichi.



Ingredienti per 4: dodici fette di prosciutto crudo, una confezione di formaggio caprino fresco, tre fichi ben maturi, olio extravergine d'oliva, pepe nero.

Preparazione: Sbucciate con cura i fichi, facendo attenzione, se sono davvero maturi, a non ridurli in poltiglia; tagliateli in quattro spicchi e conditeli in un piatto col olio ed una generosa macinata di pepe nero.

 Ora stendete le fette di prosciutto su un'asse da lavoro, delicatamente, non devono rompersi. Su ogni fetta disponete un quarto di fico condito ed un poco di formaggio caprino fresco.

Arrotolate e fermate con uno stuzzicadenti.

Quando avrete compiuto quest'operazione per tutte le fette, scaldate bene una piastra o, in sua assenza, una padella antiaderente. Quando la temperatura sarà abbastanza alta, ma non troppo da bruciare il prosciutto, mettete a scaldare i rotolini. Basteranno pochi secondi, rigirando tre o quattro volte in modo da rendere uniforme la scottatura su ogni lato.

Al momento di servire, togliete ogni stuzzicadenti: ormai i rotolini non si apriranno più. Disponete su un piatto non troppo grande e non troppo in ordine, in modo che si presentino come tubetti uno addossato all'altro. Serviteli caldi.


Buon appetito,
Francesca

martedì 16 novembre 2010

Agnello alla menta con salsa di melograno

Questa ricetta è il risultato di un conflitto interiore.
La prendo alla lontana, non vi dispiace, eh? Per cinque anni e mezzo ho fatto la volontaria in una colonia felina gestita da un’associazione di promozione sociale; ho smesso di andare proprio due settimane fa. Lo scopo era dedicare tempo alla cura di animali non domestici provvedendo alla loro adozione, cure mediche, sostentamento quotidiano eccetera. Nonostante alcune volontarie si definiscano così, io non amo il termine animalista che comprende spesso forme polemiche di protesta contro gli ingiusti trattamenti subiti dagli animali; non mi ci ritrovo. Tutto indicherebbe il contrario: sono stata attiva, non approvo la caccia come sport ricreativo e credo di avere una sensibilità particolare nei confronti degli animali.
E nonostante ciò mangio senza scrupoli carne di animali, uso scarpe di pelle e non disdegno un collo di pelliccia. So che è un abominio, ma non è altro che la pura, incoerente verità.

Per questo motivo ho avuto un fuggevole scrupolo a proporre una ricetta a base d’agnello. Non di meno, la carne di agnello, manco a dirlo, mi piace molto. Alla griglia, poi, è deliziosa. In questo piatto, tuttavia, la cucineremo molto semplicemente in pentola. La principale obiezione che viene mossa alla carne d’agnello (oltre a quella priva di senso degli animalisti, che se stessimo ad ascoltare loro e portassimo coerentemente all’estremo le loro affermazioni dovremmo nutrirci con le bacche che cadono spontaneamente dagli alberi, poiché è un attimo passare dal dire povero animale al povera pianta) è che “sa di selvatico”. Personalmente, non solo non mi da fastidio, ma credo che questa sia la proprietà che contraddistingue questa carne da un’ antisettica, beneducata, politicamente corretta fettina di manzo. Evviva le diversità! Comunque, per ovviare a questo punto, uso poco aceto per sfumare la carne al posto del vino bianco e questo procedimento la rende buonissima. Non rimane l’acido, al contrario una sorta di pungente dolcezza. La parte grassa dell’agnello sta molto bene con la componente astringente e un poco acida della salsa al melograno, che si prepara molto semplicemente dai chicchi passati in una centrifuga. Se non possedete un centrifuga o se l’avevate, ma poi vostra madre ha creduto l’oggetto idoneo a sopportare un passaggio di ciliegie, coi relativi noccioli, e la centrifuga non ha potuto fra altro che arrendersi per sempre, non preoccupatevi, vi spiego nella preparazione come fare ad ottenere il succo. La menta viene aggiunta con parsimonia in cottura e a fresco sul piatto pronto. L’agnello alla menta in salsa di melograno è un piatto molto semplice e veloce da proporre per una cenetta speciale o con ospiti, non solo perché è molto buono, ma anche perché le doti cromatiche del piatto assicurano una certa spettacolarità alla presentazione.

Ingredienti per due:

due melograni
una confezione di posteriore d’agnello tagliato per la cottura sulla griglia
una confezione di menta
dado vegetale di vostra produzione o in alternativa un trito di carote, cipolle, aglio, sedano, prezzemolo, sale.
Aceto bianco
Fecola di patate



Preparazione

Ungere con un velo invisibile d’olio una pentola con coperchio, versarvi un cucchiaio raso di dado vegetale o di trito di verdure e sale e far sciogliere per alcuni istanti. Quindi sistemate la carne d’agnello nella pentola assieme a cinque foglie di menta e fate rosolare bene da ogni lato a fiamma viva. Prima di abbassare sfumate con due cucchiai di aceto di vino bianco. Lasciate evaporare bene il tutto, quindi coprite. Cuoce un’ora a fiamma bassa. Se i pezzi d’agnello sono più alti di tre centimetri, allora allungate il tempo di cottura.

La salsa! Sgranate due melograni. Intanto che lo fate pensate al mito di Persefone o aprite la Wikipedia per rinfrescarvi la memoria e tenervi occupati http://it.wikipedia.org/wiki/Persefone .Tenete in disparte una manciatina di chicchi come decorazione finale e passate il resto in una centrifuga per ottenere il succo. In assenza di centrifuga: passate i chicchi nel mixer ed usate un canovaccio per separare i semi dal succo. Fate così: prendete un contenitore, adagiatevi sopra uno straccio che si possa macchiare, rovesciate il contenuto del mixer nel canovaccio e strizzate finchè smette di scendere il succo. Se non mi credete potete provare col colino e constatare che l’amalgama non permette alla componente liquida di scendere.
Depositare il succo in un tegamino e portare a bollore aggiungendo due cucchiaini di fecola di patate e aggiustando con poco sale e poco zucchero. La salsa è pronta quando è piacevolmente densa, ma non collosa.

Impiattate la carne, sistemate a lato la salsa (il galateo consiglia l’uso della salsiera in modo che ognuno possa versare la quantità desiderata di salsa), sopra tutto tagliuzzate con le forbici delle foglie di menta e decorate con i chicchi di melograno.



Buon appetito!
Francesca

mercoledì 27 ottobre 2010

La torta con ricotta e uva frambos

Ah! L’uva frambos! Ha il sapore ed il profumo dell’infanzia!
Ho dei felicissimi ricordi di quando, bambina, si vendemmiava l’uva dell’orto e la si pigiava! Era un rito che si ripeteva identico di anno in anno e serviva a produrre un vino orribile che bastava al consumo domestico dell’annata e appagava il bisogno del ritorno alle radici contadine (insomma, una pacchia per un antropologo!). Mio fratello ed io ce la spassavamo sul mucchio enorme di foglie e rami che veniva ammonticchiato sul lato corto del casottino degli attrezzi (una volta ci stavano i conigli) e fantasticavamo con chissà quali storie mentre gli adulti tagliavano i grappoli e li buttavano nella pigiatrice ... Credevate forse che avremmo pigiato coi piedi vestiti con abiti tipici da contadini ballando a ritmo di musica e sorridendo estatici? … Non era mica il set de Il profumo del mosto selvatico! Quindi, tornando a me e Alessandro bambini,  in quel giorno la nostra merenda consisteva in un grappolo di uva frambos. Forse è meglio conosciuta come uva americana. E’ di un blu/viola molto scuro, con acini piccoli e dolci ed un tipico profumo che in qualche modo richiama la fragola.



Una parte dell’uva veniva salvata per la produzione del mosto. Se esiste un dio, di sicuro si nutre di mosto d’uva. Trattasi di succo d’uva fatto cuocere con farina e zucchero. Assume una consistenza budinosa e deve essermi somministrato cum grano salis o lo assumo tutto contemporaneamente, anche una pentola intera, con conseguenze drammatiche…a buon intenditor…. Rientriamo da questa digressione e parliamo della torta.

Mia madre assaggiò questa torta per la prima volta a casa di una sua collega. E’ una base di frolla che originariamente prevede l’uso del mascarpone, ma, francamente, proporre mezzo chilo di mascarpone, per di più mescolato a del cioccolato e su una burrosissima frolla, mi sembra davvero esagerato. Io quindi uso solo la ricotta, che, ben lavorata, prende una consistenza cremosa e piacevole come quella del ripieno dei cannoli.  A vostro piacimento potete aggiungere una percentuale di mascarpone alla ricotta. Infine, il tocco di grazia, acini di uva frambos.
Se potete, preparate la frolla il giorno innanzi. La torta finita si conserva in frigo, ma siccome la frolla si ammoscia, fate in modo di finirla presto.

Ingredienti:

- per la frolla:
300 g fi farina 00
150 g di burro molto molto molle
130 g di zucchero
La scorza di mezzo limone
Vanillina a piacere
1 uovo
Vino bianco secco se l’impasto fosse asciutto.

-per la crema:
500g di ricotta
Una barretta di cioccolato fondente al 70%
Due o tre grappoli d’uva frambos (o quanto basta per ricoprire tutta la torta). Un’altra uva non è lo stesso. Intendo che l’uva frambos ha un suo spiccato carattere e si armonizza col resto, ha un sapore completamente differente da tutte le altre uve vendute per il consumo “da tavola” Se non avete le viti o non potete comprarla temo che vi perderete la possibilità di assaggiare un frutto ed un dolce meravigliosi.
100 g di zucchero



Preparazione

Mettete nel mixer tutti gli ingredienti per la frolla ad eccezione del vino e fate partire a bassa velocità. Per quanto riguarda la scorza: prestate attenzione a non grattugiare il bianco. Io ho una grattugia apposta per lo scopo, lunga e sottile, che non prende il bianco. Se l’impasto è asciutto bagnate poco per volta col vino bianco secco. Lavorate brevemente.
Stendete sulla base e sui bordi di una tortiera. Se avete le mani troppo calde lavatele sotto l’acqua fredda, ripetutamente.



Coprire la base con della carta forno e versateci sopra o le apposite palline di ceramica, o dei fagioli secchi in modo che la pasta non si alzi durante la cottura. Questo procedimento si definisce cottura in bianco. Infornare a 180° per 35/40’ a forno statico.

Il giorno dopo lavorate bene la ricotta con 100 g di zucchero ed il cioccolato della barretta tagliato a scagliette finchè non è diventata una crema omogenea. Spalmate la ricotta sulla base di frolla. Io uso una paletta di silicone, è eccezionale! Disponete gli acini d’uva frambos a cerchi concentrici, partendo dall’esterno e sistemando gli acini ben vicini gli uni agli altri. Mi piace servita con del Barolo chinato che è un barolo al quale sono stati aggiunti aromi (china e genziana estratti in alcol) e zucchero.



Buon appetito!
Francesca

martedì 19 ottobre 2010

Dopopasto (ovvero l'elogio) al cachi

Il cachi è l’apice dell’attività evolutiva vegetale. Oltre il cachi non è possibile concepire umanamente un frutto con maggiori perfezioni. Il cachi richiede che si usino tutti e cinque i sensi quando lo mangiate, e forse, dico io, persino un sesto.
Il cachi è come la terra: leggermente schiacciato ai poli; la sua buccia è sottile e tesa: promessa di succosità e dolcezza; la consistenza sensuale: arrendevole e generoso; il suo sapore delizioso: esotico e zuccherino.
Matura agli ultimi caldi raggi di sole autunnale e sembra prometterci le gioie di una nuova primavera.
Da bambina ne facevo scorpacciate poiché avevamo un albero che, ahimè, venne tagliato a causa di una malattia. Ricordo che sistemavo con cura il frutto nella coppetta della Tognana bianca col bordo blu, prima me lo guardavo, nel suo arancio caldo, poi ascoltavo il suono come di tappo del picciolo che viene staccato, ed infine mi concedeva, tramite un cucchiaino, la sua polpa. Alla fine prendevo la buccia con le dita e mi assicuravo che non fosse rimasto nemmeno un grammo di nettare succhiandolo via.

Dopo questa dichiarazione d’amore concedetemi un sospiro romantico, ed ecco, sono pronta a condivider questa ricetta.
Non è un dolce né un semifreddo, è un dopo pasto poiché, non essendo particolarmente impegnativo, permette di chiudere golosamente un pranzo o di interrompere un lungo pomeriggio se volete concedervelo a merenda.
Essendo originario del Giappone, intendo sottolineare il suo carattere orientale con l’uso dello zenzero in polvere che aiuta anche a rinfrescare. Il biscotto sostiene la consistenza, il marsala gli conferisce un carattere deciso e il marron glacé  ingolosisce il tutto.
Si prepara in cinque minuti, compreso il tempo di prendere gli ingredienti e riordinare.

Ingredienti per due:
2 cachi maturi
2 biscotti Digestive
Un bicchierino di Marsala
Zenzero in polvere
Marrons glacés (per questa preparazione vanno bene anche quelli spezzati: costano meno e comunque devono fare quella fine poiché non li metteremo interi).
2 bicchieri da martini: sono trasparenti e mi permettono di vedere gli starti di delizie che andrò assaggiando, sono larghi in alto così è più facile pescarne il contenuto e lo stelo lo avvicina agli occhi del consumatore, rendendo più facile osservarne la composizione.



Preparazione:

Private i cachi della buccia e frullateli a lungo in un mixer con un cucchiaino da caffè raso di zenzero in polvere.
Intanto che il mixer incorpora aria nei cachi creando una soffice crema, sbriciolate un digestive in ogni bicchiere da martini e bagnate con un poco di marsala. Sbriciolate grossolanamente i marrons glacés sopra il biscotto creando uno strato alto un centimetro. Versate la crema di cachi. Se non servite subito, mettete in frigo coprendo con della pellicola.



Buon cachi a tutti!
Francesca